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Fake news: come i social hanno cambiato l’informazione

Attualità

Bufale, fake news: chiamatele come volete. Ma circolano ovunque, sopratutto sui social, e sempre più numerose: a volte sono notizie con una base di verità ma leggermente riviste, altre volte sono lo sviluppo di voci di paese messe per iscritto da qualche genio della tastiera. Pullulano sul web anche interi portali su cui pseudo-giornalisti scrivono articoli effimeri, privi di senso specifico, incompleti o inattendibili. Il problema sta alla base: c’è chi ci crede. E questo è sicuramente un problema.

Disinformazione genera disinformazione

La disinformazione diventa così sia causa che effetto di un fenomeno di portata sempre più spaventosa. Disinformazione come causa, perché molti utenti non sono in grado di distinguere tra vero e falso, tra attendibile ed inattendibile, tra valido e non valido. Disinformazione come effetto perché fake genera fake, e la condivisione di queste notizie porta – spesso – al fomentare ed evolvere delle falsità.

Social e fake news

Perché i social la fanno da padrone nella circolazione di articoli, immagini, commenti generalisti e poco attendibili? Perché sono il mezzo più rapido ed efficace con cui le persone possono approcciarsi al web. E la fake news si basa proprio sull’istantaneità, su titoli semplici ed efficaci, che dicono tutto e niente, che accusano con termini poco appropriati, al punto che l’utente medio si focalizza solo su di essi. Poco importa che l’articolo dica tutt’altro, che sia contenutisticamente privo di fonti o scarno: il titolo e l’immagine generano automaticamente like, condivisioni, commenti.

Stiamo assistendo ad un’involuzione dell’informazione, generata da una parte dagli utenti e dall’altra da chi, delle fake news, ha fatto un business. La fomentazione della massa è diventata molto più semplice grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, e l’effetto è immediato: consenso tangibile, dato dalla possibilità di comunicazione del proprio pensiero. L’utente-cittadino del web può dire la sua: non più con il voto, ma con i like.

La fomentazione della massa è diventata molto più semplice […] e l’effetto è immediato: consenso tangibile, dato dalla possibilità di comunicazione del proprio pensiero.

Il risultato è una degenerazione della democrazia, deformata in possibilità di plasmare i fatti e diffonderli in modo virale. Tutti possono dire tutto, nessuno da il giusto peso alle proprie parole. Non che prima non si facesse: il problema è che adesso la portata è molto più ampia rispetto al paesino di provincia. Un problema che potremmo quasi dire, in alcune sue sfumature, molto pericoloso.